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Un anno ”di noi”

In dodici mesi accadono tante cose che determinano cambiamenti, e dodici mesi fa è entrata nelle nostre vite una dinamica di gravità non raccontabili: una Pandemia.

Da allora è iniziato un lento cambiamento, che ci ha portato a convivere con una costante di fondo: le nostre vite con il Covid-19.

Sempre più spesso mi accorgo che le persone hanno cominciato ad interrogarsi sugli effetti di questa crisi, facendo delle riflessioni assolutamente opportune che però forse oggi non trovano risposte esatte.

Intanto ognuno di noi credo che si sia chiesto, almeno una volta, se alla fine di questo periodo saremo delle persone differenti.

La domanda sicuramente soggettiva ci porterà a numerose introspezioni, permettendoci di fare un’analisi, un bilancio  e poi a tempo debito darci (forse) finalmente una risposta.

Personalmente, credo che le persone di fatto abbiano dovuto cambiare le proprie abitudini anche in funzione dell’influenza negativa che questa situazione ha avuto, ed  ha ancora, sul quotidiano svolgimento delle nostre stesse vite.

Ma credo anche che, alla fine, continueremo ad essere nel bene e nel male gli stessi di sempre.

Se invece analizziamo il fenomeno dall’alto, osservando un campione più ampio della popolazione, la somma delle abitudini cambiate credo che possa concretamente determinare dei cambiamenti non permanenti ma sicuramente di più longeva durata.

Si esce di meno, si viaggia di meno, si lavora da casa, lo sport è individuale, ridotto e solo agonistico.

Tutte abitudini collegate ad aspetti socioeconomici, di fatto assistiamo alla trasformazione della società.

Una società che fino ad un anno fa era estremamente globalista, oggi si ritrova ad avere di globale solo una crisi sanitaria da gestire. Finita la pandemia il pensiero globalista verrà messo in discussione? Le grandi potenze economiche e politiche del mondo come muteranno le loro strategie?

Ebbene questi aspetti riusciremo a coglierli con lucidità solo fra 10 anni guardando al passato ma allora oggi come possiamo prepararci al futuro?

E’ evidente che il futuro appare opaco, dietro un velo di incertezza destinato ad accompagnarci ancora a lungo; questo aspetto è sicuramente considerabile un cambiamento stabile e definitivo dovuto purtroppo alla Pandemia.

Il mondo industrializzato è organizzato per garantire sicurezze alla popolazione, aumentando la capacità e la volontà di investimento su cui si regge il sistema economico mondiale.

Gli investimenti a cui stanno ricorrendo gli stati di tutto il mondo per sostenere l’economia sono chiaramente indispensabili ma che effetti avranno sui conti pubblici delle nazioni?

I fondi utilizzati in assenza della crisi non sarebbero stati utilizzati perché le leggi economiche internazionali che garantiscono l’equilibrio economico non prevedono interventi pubblici massivi nell’economia privata.

Tuttavia quegli stessi fondi sarebbero stati utili per aumentare i servizi offerti ai cittadini.

Ora mi viene spontaneo chiedermi: quei soldi non erano stati messi a disposizione in precedenza perché se avessimo operato in regime ordinario e non di emergenza, la classe dirigente non sarebbe stata in grado spendere tali cifre? Oppure in regime ordinario quelle cifre non sarebbero proprio state messe a disposizione delle Nazioni?

Tags: abruzzo, cultura, inevidenza

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